Chiese‎ > ‎

Chiesa di San Pietro

Notizie storiche

La chiesa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo  venne iniziata nel 1337 dal parroco Romerio Castelli d’Argegno, all’interno del borgo di Morbegno che si andava costituendo a partire dal secolo precedente. Consacrata nel 1341 e dotata di una rendita dallo stesso Castelli, che vi venne sepolto nel 1350, prese ben presto a svolgere funzione di parrocchiale, in luogo della vetusta chiesa di S. Martino, lontana dal borgo. La nuova chiesa e la vicina contrada Berlenda costituirono il centro della vita comunale e dell’intero Terziere Inferiore della Valtellina.
La chiesa risulta ben presto dotata di campanile con campane e orologio; nel 1498 il morbegnese Matteo Olmo, vescovo domenicano di gran fama, consacra un altare in onore dei Santi Michele, Abbondio, Antonio e Bernardino.
Nel 1559 si dovette concedere la chiesa al culto protestante fino al cosiddetto Sacro Macello (1620), quando ritornò al culto cattolico e divenne sede della Confraternita del SS. Sacramento,  chiamata da allora “di San Pietro”.
La chiesa, che «ha patito da 200 scudi di danno dalli heretici per havercela levata e disfatta in parte», comincia subito ad essere ristrutturata e ampliata: nel 1631 «si pone la prima pietra fondamentale nella capella dedicata a san Carlo Borromeo»; nel 1638 la cappella maggiore è terminata, mentre risultano in corso altri lavori di ampliamento (probabilmente vengono innalzate le pareti e si comincia a gettare la volta in muratura). Nel 1643 si può affermare che la navata è per la maggior parte coperta da volta e che la cappella di San Carlo è terminata fino alla volta e decorata da stucchi.
Così, nel 1668 il vescovo Ambrogio Torriani descrive finalmente la chiesa, «costruita di nuovo, di forma elegante, con una sola navata ricoperta da volta imbiancata, con porte e finestre in posizione adatta. La cappella maggiore, senza balaustra, è decorata da stucchi e dipinti. L’altar maggiore, addossato alla parete, ha una pala raffigurante il cenacolo degli apostoli». Il campanile, «antico», non era ancora coronato dall’attuale cupoletta a bulbo, ma aveva semplicemente una croce sul tetto, e solo due campane benedette.

Nel 1681 il cardinal Carlo Ciceri conferma il giudizio di chiesa dalla «forma elegante», ornata da «varie pitture», con il pulpito e l’organo.
E’ del 1712/13 la decorazione a fresco di tutta la volta e della parte superiore delle pareti per opera del pittore Pietro Bianchi di Como, che realizza così il suo più vasto ciclo a fresco.

Descrizione

La chiesa, orientata ad est, a una sola alta navata, con due cappelle laterali oltre alla maggiore, ha la pianta a forma di croce latina. L’esterno è sobrio, con portale laterale, portale centrale e finestrone barocchi. Inconfondibile nel paesaggio locale la copertura a bulbo del campanile, con la cella campanaria circondata da una balconata con parapetto in ferro battuto.
Notevole all’interno la decorazione dalla volta, eseguita a fresco dal comasco Pietro Bianchi, detto il Bustino, nel 1712/1713, con tre scene raffiguranti il martirio del santi Pietro e Paolo; la gloria dei due santi; il trionfo della Cattedra di Pietro sorretta dai quattro grandi Dottori della Chiesa Occidentale, i santi Gerolamo, Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, e da otto medaglioni monocromi con scene della vita dei santi titolari. Sulla controfacciata, angeli musicanti; ai lati delle finestre sulle pareti laterali della navata e delle cappelle i santi apostoli: (dal portale, sul lato sinistro) Simone con la sega, Tommaso con la squadra, Andrea con la croce, Giacomo Minore col bastone da battilana, Paolo con la spada, Pietro con le chiavi;  (sul lato destro) Bartolomeo col coltello e Giuda Taddeo con la scure (o l’alabarda), Matteo e Giovanni, riemersi mutili nel corso dei recenti restauri, in quanto sono stati sovrastati in buona parte dalla cassa dell’organo, Filippo senza nessun simbolo iconografico e Giacomo Maggiore in abito da pellegrino.
Sia la volta a botte del presbiterio che l’arco trionfale, con l’Annunciazione, completano il ciclo decorativo con cui Pietro Bianchi è stato incaricato di celebrare le verità del Cattolicesimo, in evidente contrapposizione alla dottrina protestante. Al centro della volta, la scena dell’Incoronazione della Vergine, sovrasta una mensa imbandita con l’Eucarestia, i cui simboli della spiga e dell’uva sono presentati da angeli sullo sfondo. A sinistra, una figura femminile che sorregge uno specchio, simboleggia la Verità, che si volge con espressione di condanna verso un gruppo di  personaggi da cui emerge una coda di serpente, simbolo dell’eresia diabolica.
Alle pareti laterali del presbiterio due grandi tele a olio raffigurano (a destra) S. Pietro liberato dall’angelo (recentemente attribuita a Daniele Crespi) e (a sinistra) la Crocifissione di S. Pietro.
L’altare barocco in marmo, proveniente dalla soppressa chiesa di Sant’Antonio, contiene una pala di Antonio Gualtieri di Sondrio (1804) che rappresenta l’Ultima Cena con la Trinità.
La cappella di sinistra è dedicata alla Madonna Addolorata, di cui si venera la statua nella nicchia dell’altare barocco in marmo. Sulla volta, l’assunzione della Vergine.
La cappella di destra, intitolata a San Carlo Borromeo dopo la peste del 1630, presenta nella nicchia del marmoreo altare settecentesco, una statua del santo ai piedi di un grande crocifisso. Entrambe le tele sulle pareti laterali sono copie di opere di pregio:  A sinistra, San Carlo comunica gli appestati, copia di una tela di Pierre Mignard ora al Museo di Narbonne;  a destra, La prima Comunione di San Luigi Gonzaga, offerta da Michele Brisa nel 1677 per grazia ricevuta, è copia di una tela di Francesco Cairo. La volta a botte è affrescata con la Gloria di san Carlo, due medaglioni monocromi con episodi della vita del Santo, quattro angerli che rappresentano le Virtù teologali e la Passione.
L’attuale organo, in una cassa con canotoria ottocentesca, è opera della ditta Pedrini di Cremona (1924).
Alla chiesa appartengono numerosi paramenti e arredi barocchi; notevole una statua lignea secentesca di Cristo alla colonna, al centro dell’armadio in sacrestia